Reverse Engineering: la burocrazia e la deumanizzazione in Lucas Pope
Dall'empatia al database: il game design come strumento di tortura amministrativa.
"L'inferno è un ufficio dove non riesci a trovare la pratica che ti scagiona."
— Franz Kafka
Il Reverse Engineering dell’opera di Lucas Pope conduce in un territorio ostile: la burocratizzazione del male. Qui il design non è un invito all’azione, ma una condanna alla procedura. Pope progetta sistemi non per liberare il giocatore, ma per imprigionarlo in una struttura di frizioni costanti. La tesi filosofica è la negazione dell’eroismo: l’individuo non abita il mondo, abita la sua interfaccia. In Papers, Please, lo schermo è una barriera che riduce l’essere umano a una collezione di dati incongruenti. La moralità? Una risorsa che si esaurisce sotto la pressione di una burocrazia programmata per l’efficienza. In questo spazio vitale negato, il gioco si fa strumento di tortura. Ogni regola aggiunta, ogni timbro apposto, è un passo ulteriore verso la dissoluzione del soggetto nel sistema. La verità non si trova nell’astrazione, ma nel peso fisico della carta.



